Versi dello spumante

29 dicembre 2009 Posted in: In primo piano, Nomen Omen 0 Comments

Componimenti nonsense ritmici di poche pretese.

Letto fatto (feat. Bukowski)
Verso diverso
il mio diletto prediletto.

Aggrapparmi alla grappa
in scena oscena
e salutare.
Letture a letto
da fare.

Rompere la festa
Manipolare un manipolo
di mani festanti
e arrestare in tanti

fermi, rapiti, colpiti
per l'assenza
del più bello.
Manca Nello.

Strafatti di cronaca

25 novembre 2009 Posted in: Nomen Omen 0 Comments

Non è per cercare il pelo nell'uomo, ma a giudicare dagli ultimi fatti di cronaca sembra che la questione morale sia oramai un faccenda trans-regionale; con alte cariche della politica coinvolte, con casi celebri da destra a sinistra, tanto che in più occasioni si è avvertita la necessità di ricorrere ad erezioni anticipate.
Il pubblico con sesso soffre la carenza di credibilità.
Nel frattempo le donne tuonano contro le modestie sessuali e la politica dei piccoli sassi non riesce a colpire con la dovuta efficacia la dimensione del problema sicurezza. In tal senso, continuano a crescere gli importuni sul lavoro. Un patito di governo ha persino attaccato il ministro della difesa, il quale è combattuto: guerra alle missioni di pace, la migliore difesa è l'attracco.
La necessità di un governo delle tegole ha portato ad un piano casa - un piano forte - che ci induce in tentazione (e ci libera dal demanio). Così la gente è invogliata ad allargare casa ma è costretta poi ad arredare con credenze popolari. Perché, nonostante il periodo di crisi, le banche applicano soltanto i loro interessi (mentre è variabile il tasso di scontro).
Dal giornalismo televisivo ci giunge un duro monitor: c'è da passare al digitale terrestre...

Problemi da porci 2

2 novembre 2009 Posted in: Nomen Omen 0 Comments

L'oscuramento mediatico di regime ha tolto dall'agenda politica e dal dibattito locale il problema della sovrabbondanza, nelle campagne e nelle tavole, dei cinghia-maiali.
Ne parlammo già - in anteprima mondiale - nel lontano luglio di ben quattro anni fa, proponendo soluzioni concrete. Negli anni abbiamo assistito a vari tentativi, a mille dichiarazioni, a colpi di mano, di testa e anche a diversi colpi di scopetta. Tutte iniziative estemporanee, prive di quel presupposto metodologico di scientifica ratio che noi, invece, nel ipotesi "B" di quell'articolo, suggerivamo tramite l'applicazione della legge naturale "del più forte": l'instaurazione di un sistema di predatori a catena.
Si trattava di un metodo infallibile, che la giunta comunale ha provato a copiare - male - divergendo già al secondo step: per normalizzare la presenza di suidi, noi proponevamo di liberare una moltitudine di tigri siberiane, mentre la giunta ha preferito mettere in libertà "cacciatori", commettendo un evidente errore strategico. Mentre le tigri siberiane vengono facilmente sterminate da sciami di zanzare congalesi (a loro volta decimabili dalle lucertole di Centomasi (che conseguentemente possono essere annientate dal gatto con gli stivali)), i cacciatori sono una specie difficile da de-territorializzare, specie in zona parco, e la cui permanenza presenta controindicazioni spiacevoli anche per altri animali indigeni.
A questo punto, sensibili alle sorti del territorio, riproviamo a suggerire nuovi sistemi, per mettere un freno alla "catena alimentare" instaurata dal paradigma cinghiali - cacciatori, e al conseguente proliferare di questi ultimi.
Nella situazione in cui siamo giunti, l'unica soluzione è liberare due tonnellate di ambientalisti selvatici, capaci di ringhiare sui cacciatori fino ad un sicuro sconfinamento. Certo, debellare poi gli ambientalisti non è cosa semplice, ma la ricerca scientifica sostiene che in determinate condizioni climatiche potrebbe essere sufficiente anche un solo Brunetta infervorato. Il Brunetta infervorato, si sa, è capace di picconare su tutte le categorie sociali e di ottenere ampi consensi persino all'interno delle stesse.
Ma è su come far diminuire il numero delle sparate di Brunetta che la ricerca si interroga da tempo. E secondo alcuni, rispetto alle sparate del ministro, molti tornerebbero a rimpiangere quelle delle baionette.

Leve locali per non perdere la direzione

17 settembre 2009 Posted in: Nomen Omen 0 Comments

Non facendo parte di certa stampa cattocomunista ("povera Italia, sigh"), questo periodico teoricamente non si presterebbe all'ipocrita andazzo di chiedere conto al premier dei suoi comportamenti privati.
Ma c'è un personaggio che - sono sicuro - consentirà a questo subdolo pezzetto di essere pubblicato, nonostante le sicure (e legittime) perplessità del direttore. C'è un grande uomo che mi consentirà di sopravvivere all'ascia dell'inopportunità ("Michele, ma che scrivi? Noi non ci occupiamo di fattacci nazionali!"), ne sono certo.
E' Mons. Domenico Mogavero, castelbuonese illustre, vescovo di Mazara del Vallo e presidente del consiglio per gli affari giuridici della CEI, che con le sue bordate nelle colonne di altra stampa, ha tuonato i disvalori del personaggio pubblico e riacceso la speranza di un recupero di comportamenti più sobri, virtuosi e di una dimensione etica della politica.

Grazie Monsignore, fiero di esserle compaesano.
Mi scusi, direttore, per la vigliaccata.

ps: Tiè, Silvio, t'ho fregato.

A scuola di Lombardo

29 luglio 2009 Posted in: In primo piano, LinContinente, Politica 0 Comments

2464380722_2b693c1a8dPersino Masaniello Lombardo non vota la fiducia alle c.d. norme anticrisi del governo. Significa davvero che lo scippo di attenzioni (e fondi) riservato al Sud ha raggiunto veramente livelli da record; quasi come il debito pubblico e tutti gli altri indicatori di recessione. Non si dica quindi che siamo abbandonati a noi stessi…
E poi, si parla dell’introduzione di un test che attesti la conoscenza delle tradizioni e del dialetto del luogo per i docenti di ogni ordine e grado. Se non sai parlare e scrivere il lombardo non potrai insegnare in Lombardia. E’ un modo, nemmeno così geniale, per alzare le barriere doganali nei confronti dei docenti meridionali che sono tanti e sparsi per la Penisola a causa del fatto che nel Sud per i giovani che si affacciano nel mondo di lavoro ci sono state, e ci sono, poche alternative all’impiego pubblico: polizia, esercito, scuola.

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