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E’ molto probabile che ancora oggi la donna subisca il cosiddetto “fascino della divisa”. Ma è praticamente certo che non abbia mai riflettuto sul fatto che “divisa”, con il termine “uniforme”, sia sinonimo e al tempo stesso contrario. (Ed in fondo non vedo perchè doveva trovarsi a riflettere su questa perversione semiotica). Sinonimi intendendo per entrambi l’accezione “abito ufficiale” e contrari alludendo a “divisa” come aggettivo (”separata”), antitetico a “uniforme” come “omogeneo”. Pensavo a questo, su input del gota italiano in materia (Stefano Bartezzaghi), durante i giorni del festival Ypsigrock, quando ammiravo cinque gendarmi locali in divisa (uniforme) e un paio in borghese (qualsivoglia abito civile) vagare all’interno dell’area concerti e perquisire - poco in disparte - buona parte dei capelloni presenti in piazza. Con esiti - mi giunge da voci di popolo - assolutamente deludenti. C’è chi si è imbattuto persino in una richiesta, da parte di pubblico ufficiale tropicalmente in borghese, di una “mappa” (o “cartina”). Insomma, non capivo se i carabinieri locali fossero con la loro presenza indissolubile una forza appassionata e sostenitrice dell’evento o un’entità “divisa” - per intenti e modi - dal progetto comune. Se entusiasti della musica o solo degli stereotipi al rock volgarmente connessi. Tuttora non risolvo il dubbio. Ma di una cosa sono abbastanza convinto; nel rock qualche pericolo c’è: la sicurezza non è neppure discreta.

Ma davvero è così sacrilego essere antiamericano? E perché? In questi anni di legittimità dell’ateo, mi ponete questo come tabù dell’era moderna? Io sono antiamericano. Per forza che lo sono. E non ho neppure scelto di esserlo. Ma davvero mi chiedete di prender posizione, di vestirmi da filo-occidentale o da filo-interdentale?
Davvero pretendete una dicotomia? Sono “anti” tutto ciò che combatte la violenza con la violenza stessa. Muore la Fallaci ed ho voglia di guardare l’ultima intervista a Tiziano Terzani. Lo Yin e lo Yang, che fanno abbracciare il nero al bianco. E il nero, che al suo interno, contiene un punto bianco. E il bianco, al suo interno, contiene un punto nero. La vera perfezione comprende il male: degli opposti, è l’armonia.

Dite la verità : quando la piazza si illuminò dei celebrativi sputacchi pirotecnici, in parecchi abbiamo avvertito uno strambo retrogusto di soddisfazione orgasmica e liberazione. Tipico degli arrivi, o delle mete raggiunte.
Mentre le incandescenze colorate si issavano oltre il Castello, probabilmente neanche Sant’Anna (o Santana, come decifrò 2 anni or sono David Thomas dall’inglese sgangherato della crew) si aspettava tanto. Forse avrà anche detto “Mai visti giochi pirotecnici così vicini†– sussurrando inorgoglita a un San Gioacchino che - più acuto - sarebbe invece corso verso il backstage nei camerini allestiti a Le Fontanelle.
Comunque. La breve agiografia che precede si spiega solo con una geografia dell’energia nella piazza. Energia che ha visto concentrazioni abnormi sul palco, poi – dicevasi - sui camerini, passando dalla zona delle transenne e più precisamente nei palmi di Jack ed Enzuccio Piro. Piro tecnico. Il “durante†è stato una distribuzione audace e continuativa di coinvolgimento a suon di rock and roll, quasi un omaggio alle fondamenta per festeggiare la fine dei lavori di un palazzo di dieci piani. Che ci stava come il cacio sui maccheroni. Perché Jon Spencer e la sua band non si faranno dimenticare facilmente: oltre Jon c’era Simon, il cinesone alla batteria e Matt ribattezzato “Martaâ€. Un lieto fine di una fiaba. E a me che ’sta roba anni ‘50 lasciava perplesso…
Parlare dei concerti sembra vano quando le suggestioni ridicolizzano la tecnica, quando è la cornice a dare senso alla parte notevole dell’opera. Ypsigrock è una bomba – e in quanto ordigno rischia anche di scoppiare – ma un “grazie†va a tutti. In primis ai tanti che sgobbano, indie-solubilmente mescolati a quello che è davvero l’Evento, e poi ai musicisti. Grazie ai bravissimi Marlowe (e all’amico Cesare Basile che li pettina bene) e grazie ai cantautori Non voglio che Clara che ci hanno regalato la loro prima – di una sicura lunga serie – in Sicilia. Grazie alla dolcissa Denise & Co. e agli Arbdesastr. Grazie a quei due Signori tedeschi (Micheal Rother & Peter Moebius) che hanno dato alla piazza un’inedita veste da “Ypsigronickâ€. Grazie agli schiaffeggiatori cortesi dei Cactus e grazie di nuovo a loro, agli Heavy Trash. Grazie ai partecipanti e ai fautori della Retrospettiva Sys. Grazie, infatti, all’anima di chi ha creduto in questo festival. Anche da punti di vista diversi.
Una lepre con la testa di un ariete, che semina gazzelle e ghepardi nel deserto africano. Così, per corsa attonita. Si vede: sono rimasto folgorato dal giro furioso di Davide Ciolino. Oltre alla valenza emozionale della breve ma intensa impresa, è occasione per riflettere sul paradosso di un grande appuntamento podistico che vive in una comunità che non pratica la disciplina, che porta avanti una tradizione sportiva, di cui siamo solo cornice, deperibile in un sol giorno. Ripeto, sono rimasto “incantato” dal fuga ciolinesca. Mi si è bloccata la C.
Cara Cursa,
che con capacità chiami campioni continentali, calamìti capitali capitolini, crei cotante combine con certe corse, com’è che continua carenza con corridori castelbuonesi? Certi comuni circostanti concorrono con club cadetti credibili! Credo che - con certa convinzione comunale - crescerebbero corridori capaci. Citiamo Ciolino che, con cadenza cruenta, cuore coraggioso, caviglia cigolante, carpì “contentino” contro campioni, capitanando corso conclusivo. Così clamoroso calore cittadino, così confuso conduttore catodico. Così contenti concittadini cablati, così costernato Comitato co-organizzatore, convinto che cominciasse cospirazione castelbuonese contro cheniani. Considerarono: ciao cena…
Questo boicottaggio, dovrebbe seguire la stessa linea di quello che ha contribuito alla fine del regime di apartheid in Sud Africa. Boicottando prodotti e sponsor israeliani, ognuno può dare il suo contributo al popolo israeliano e palestinese nella loro lotta per la pace, la giustizia e la sicurezza.
Se le corporation vedono che la comunità internazionale rifiuta le merci israeliane, per protestare contro l’occupazione illegale della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, contro i genoci in Libano, avranno un interesse economico, sociale e di pubbliche relazioni nell’interrompere i rapporti con quegli elementi israeliani che appoggiano politiche e pratiche illegali. Questo a sua volta aumenterà la consapevolezza sulla questione palestinese e causerà pressioni su Israele affinché modifichi la sua politica che viola il diritto internazionale. Inoltre è un modo per dimostrare al popolo palestinese che non è solo nella lotta globale per la pace e la giustizia, e ci dà la possibilità di essere dei consumatori etici.
Boicottiamo prodotti israeliani, come:
- Prodotti di vestiario della Delta Galil, il maggior fornitore di Marks and Spencers, che produce anche per Calvin Klein, Gap, DKNY, e Hugo Boss;
- Arance Jaffa
- Carmel (Agrexco, Ltd.) produttore di datteri, avocado, agrumi, verdura, erbe e vini
Ma soprattutto dai un occhio al codice a barre e ricorda: il numero 7290 all’inizio del codice a barre identifica i prodotti israeliani. Almeno finchè non cambia qualcosa. Perchè boicottare Israele è più che mai necessario?
Quattro cose da cui tenersi lontano per trascorrere serenamente l’estate castelbuonese. In altre parole, quando il sole è cocente, consigliamo caldamente di evitare:
Sopra il ponte.
Non lasciatevi ingannare dall’estetica tropicale delle palme: evitate soste prolungate in Piazza Matteotti. Essendo uno snodo fondamentale per il traffico, anche lo smog cittadino è solito incontrarsi e permanere nella piazza. Con l’alta temperatura il carbonio lega con i vostri vestiti come vecchi amici per la pelle. Talvolta vanno a bere qualcosa insieme e non vi invitano.
Le discussioni “infervorabili”.
In primis, politica e calcio. Nonostante i mondiali, il caso Moggi terrà banco e, nonostante la buona volontà , uno juventino sarà sempre uno juventino.
Attività sportive negli orari di punta.
Se siete amanti dei tornei sportivi estivi - dal calcetto alla pallavolo, dal tennis al podismo - è indispensabile il propedeutico allenamento. A chi si cimenta nell’atletica è però opportuno ricordare di evitare imprese da Bordin nelle ore calde della giornata. Difficilmente sarete in grado di terminare un solo giro del circuito della “cursa”, in compenso assumerete l’abbronzatura dei kenioti, nell’originale versione maculata detta “abbronzatura da muratore” (con il tipico tatuaggio della tshirt in chiaro-scuro).
Il bus navetta.
Per risparmiare sui costi di gestione, pare che il sindaco voglia adoperare navette prive di climatizzatore. A monte v’è però un’idea geniale: fare del caldo un vero e proprio business turistico. Coibentando ben bene e lavorando un po’ sull’aspetto dei bus, si punta a vendere ai turisti un’innovativa proposta di “sauna mobile”. Giro turistico del paese con salutare sudorazione annessa, atta ad espellere tossine e calorie in eccesso. Con un piccolo surplus sul biglietto si ha diritto ad un massaggio shiatsu ad opera degli ausiliari del traffico, con apposite fermate alla Fiumara per le sedute di fangoterapia.

ps: è solo una “cover” da un geniale ad della McCann Erickson , opportunamente ricontestualizzata alla catanisi. Ma noi contiamo nella commissione di marchi ancora più importanti.
Capito l’amico, oramai capitolino, Kanjano ? Prende il Rita Express speranzoso e poi piange, come tutti, alla resa dei conti: bah, lo ricordavo molto più disilluso, siculo-deluso da anni. Comunque, vorrà dire che ci tiene a dolersi delle sciagure almeno con gli sventurati amici coscienti, prende e mi manda via mela il suo punto di vista, a colpi di pennarello su foglio. Visto il grande vignetter che è, mi fregio di farle seguire qui di seguito.




T’ergi cristallo,
oh vitreo pregiato
tra siculi silici
in stallo cromato.
T’ergi verso
mentre barcollo
la vista si linea.
Comincia il tracollo.