A “gypsy moth” looking (for).
Insito nel cerchio della morte, geometricamente inscritto dentro ciò che so mi concerne. Doppia perversione che mi altalena: lo smacco di beffarla eppure-appunto attratto da Lei stessa. A tratti la vedo.
La pioggia batte sulla strada. Sui tetti. Sulla tua corazza.
Il lampione indica il marciapiede. E il corvo scappa.
La finestra piange.
Io sono asciutto.
Non vedo le tue lacrime.
Non sono nulla nella mia pioggia.
And the sun is waiting
in other side,
and sky is hided
(ther’s your pride).
And when I feel it,
ther’s too rain
to just catch you and bring you home.
Il pelo bagnato è falso. fasullo.
Scoperto dal sereno è cantico d’uovo
raggio che rompe il rumore
ne squarcia l’auto e l’odore.
Ruba il silenzio allo stagno
e la canna da pesca ed il cigno.
Sale dall’alto fino all’elmo del capo
che scende frontale di corsa nel tetto
scarica contro la scena acidi odori
di foglia e di sale, sapore di bare
all’altezza del cane che naviga
dentro all’esterno di mobile trillo
che ulula, lacrima e giace
fino all’eterno, al placido pulpito che è nel salto del grillo.
Piange sudore di carta,
geme allo scherno di essere radica e polpa
del medesimo urlo.
Sangue che cola sul letto stellato.
Micio che sembri gelato, chiave e coperta:
lascia che sia la storia di altri,
sadica, a sciogliersi in fretta.
Lascio la finestra aperta così oltre che di tabacco questa stanza potrebbe sapere di terra.
Piove, e “finalmente piove†dicono. C’è un clima grigio e l’aria ha spessore. Sembra il battesimo di un funerale. Parlare ancora d’estate non avrebbe senso. Parlare di “fine†smentirebbe da subito tutti gli inizi che mi aspettavano da un po’al sorgere di settembre.
Non ti so dire la maggior parte delle cose che meriti, e cado sempre nel goffo tentativo come una formica affogata nel miele. Mi perdo in una velleità di dolcezza, e lascio uscire verso il tuo viso diabetiche parole stolte.