Polisemia continuata su tono pulp

Scopo assassino sull'uscio.
Cara fottuta, ti faccio fuori e vengo dentro!

Italiani, brava gente.

Trovate un mio pezzettino tra i selezionati nel pdf celebrativo del decennale della rubrica di Severgnini sul Corriere. A pag 40, titolo del breve componimento è "Maledizioni Per3". Sono felice di segnalarvi anche la presenza del mio carissimo amico Luca Di Garbo, con il racconto “Nell’ora della nostra morte” a pagina 270.
Clicca sulla copertina per scaricare l’ebook in pdf.
«Italians - una giornata nel mondo», l’e-book scritto dai partecipanti al forum e curato dalla Rizzoli, è nato da una sfida lanciata in rete il primo ottobre 2008: raccontare un’ora della propria giornata in duemila battute. I lettori stessi hanno votato 240 tra gli oltre 700 racconti pervenuti: dieci per ogni ora del giorno e della notte, che oggi compongono l’e-book, un interessante mosaico di storie sulla vita degli Italians in Italia e nel mondo. L’e-book è da oggi scaricabile dal sito, stampabile e rilegabile.

Dolci perle di uva nostrana.

Nell'invisibile vive la matrice di ogni cosa.
Il futuro sedimenta in un luogo artefatto e oblioso
in attesa di trasmigrare nei colori,
universo di cui i nostri occhi san farsi interpreti.

In questi luoghi vive la sfumatura
che fa un siciliano tale.

Quella tempra, queste nostre attitudini, le contraddizioni genetiche,
quella sensazione impalpabile che proviamo noi isolani verso noi stessi.
Lo strano cordone ombelicale con la terra,
l'aria pesante che riconosciamo nostra casa.
La fierezza e la rassegnazione
che qui convivono come correnti oceaniche
pronte a scatenare uragani.

Spore che avvertite danno coscienza di un popolo.
Dna colmi di informazioni diverse,
climi e paesaggi troppo vividi, orgogli troppo presenti,
scale di valori
e di poteri
crudi come l'odore del mare.
Indole che pare un atomo di vino instabile
zeppo di energia zuccherina
di cui potrai avvertirne il retrogusto
solo se vinci una battaglia
sulla forza di gravità della nostra terra.

Dolci perle di uva nostrana.
Ma talvolta sento il mio collo stentare
stretto da una collana soffocante.

Attimo-sfera

henricartierbresson.jpg
“Fotografare è trattenere il respiro quando tutte le nostre facoltà di percezione convergono davanti alla realtà che fugge: in quell’istante, la cattura dell’immagine si rivela un grande piacere fisico e intellettuale. Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira la testa, l’occhio e il cuore.”
Henri Cartier-Bresson

Anagramma di un esempio

Appunti da un libro che ho iniziato a scrivere diciottenne, e abbandonato un anno dopo: abortito perchè voleva somigliare ad una favola. Il protagonista narrante è Trabolo, anagramma di un amico e di un mondo che non esiste. Al romanzo, allora, volevo dargli il titolo "La gente è pazza".

Incontro Trabolo – amore

Durante la funzione domenicale un quintetto d’archi si esibiva in segno di ringraziamento per l’esistenza dell’Acqua sulla Terra. Mi sedetti nelle zone centrali, in prossimità di un’anziana signora dal largo cappello di paglia. Mi salutò con un sorriso di enorme gioia. Forse per la musica, talmente soave che notavi perfettamente la propagazione radiale sulle arcate della navata centrale, ed il ritorno dopo averle toccate. Potevo distinguere le note coprire lo spazio, impregnando le molecole di colore acustico, e poi sentire-vederle giungere al mio orecchio.
Mi ammaliavo per questo, quando incominciai ad avvertire il violino spiccare sul resto del quartetto; ma non per intensità di volume né per divergenza melodica; ma come se fosse un suono che mirasse ad uno scopo oggettivo. Mentre gli altri strumenti suonavano per tutti, il violoncello sembrava suonare solo per me.
E, oramai preso e presa conferma nota su nota, mi resi conto che stavo ricevendo la più bella rivelazione d’amore della storia, dallo sfregamento di quattro corde. Lo strumento era come parlasse variando il carattere dato al suono, e, giocando con forza e dolcezza, mostrava l’intesa superiore che mi avrebbe legato per sempre alla sua padrona, mia.
Il nostro innamoramento fu un vortice di coscienza, che travolse le nostre vibrazioni. Giocando ad accordarsi, rincorrendosi tra le diverse tonalità proprie dell’incanto. Finendo insieme nel prato dell’armonia. La musa continuava a rispondere alla mia comprensione con variazioni di intensità espressiva, dando vita ad un dialogo perfetto tra il mio benessere e la musica. Il suono scavalcava i primi banchi della chiesa ed esplodeva in significato solo su di me, replicante caldo nella sua onda. Era d’estasi per tutti, ma il violoncello crittografava solo per me.

Alzai lo sguardo ubriaco di gioia, cercando per la prima volta con gli occhi l’anima comunicatrice di bellezza. Vidi l’archetto che si spostò con forza netta per l'ultima nota e questa risuonò indisturbata da altre successive. Lei alzò il capo lenta, i lunghi-lisci capelli neri si scansarono. Insieme ascoltammo fin quanto il residuo del suono si disperse nel tutto. Quando i suoi occhi trovarono i miei, era davvero poco ciò che non conoscevamo l'uno dell’altro.

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