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E’ a dir poco incredibile. Peggio delle tesine alle superiori. I “parla-parla-mentari” regionali hanno superato sé stessi: hanno copiato, e male, dal Veneto, cospargendolo di bestialità inaudite, un documento di fondamentale importanza per la tutela ambientale siciliana. Riporto i passi più significativi di un puntuale articolo di Agrigentonews.
Scusate se nel frattempo mi vergogno.
< < [...] si tratta del Piano Regionale di coordinamento per la tutela della qualità dell’aria ambiente. [...]
I redattori materiali sono stati funzionari del Servizio 3 “Tutela dall’inquinamento atmosfericoâ€, diretto dal dott. Salvatore Anzà , del Dipartimento Territorio e Ambiente, che per tale “lavoro†hanno ricevuto anche un encomio scritto da parte dell’Assessore Interlandi, funzionari dell’ARPA, docenti universitari dell’Università di Palermo e Messina ed alcuni professionisti in veste di collaboratori. Purtroppo, l’opera monumentale, partorita con celerità a dir poco sospetta, si è rivelato un indecoroso e letterale “copiato†dell’omologo Piano della Regione Veneto di alcuni anni addietro, con in più varie aggravanti, un cumulo di ridicolaggini e probabili ipotesi di truffa.
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ps: ribadisco l’autore, che fu anche talento di centocelle, e ne celebro la magnificenza: el KANJANO.
di CURZIO MALTESE
“Quando sono arrivato alla Cei, nel 1986, si trovavano a malapena i soldi per pagare gli stipendi di quattro impiegati”. Camillo Ruini non esagera. A metà anni Ottanta le finanze vaticane sono una scatola vuota e nera. Un anno dopo l’arrivo di Ruini alla Cei, soltanto il passaporto vaticano salva il presidente dello Ior, monsignor Paul Marcinkus, dall’arresto per il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. La crisi economica è la ragione per cui Giovanni Paolo II chiama a Roma il giovane vescovo di Reggio Emilia, allora noto alle cronache solo per aver celebrato il matrimonio di Flavia Franzoni e Romano Prodi, ma dotato di talento manageriale. Poche scelte si riveleranno più azzeccate. Nel “ventennio Ruini”, segretario dall’86 e presidente dal ‘91, la Cei si è trasformata in una potenza economica, quindi mediatica e politica. In parallelo, il presidente dei vescovi ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico italiano e all’interno del Vaticano, come mai era avvenuto con i predecessori, fino a diventare il grande elettore di Benedetto XVI.
Le ragioni dell’ascesa di Ruini sono legate all’intelligenza, alla ferrea volontà e alle straordinarie qualità di organizzatore del personaggio. Ma un’altra chiave per leggerne la parabola si chiama “otto per mille”. Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della Cei dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull’Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all’anno. Ruini ne è il dominus incontrastato. Tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, è il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l’ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari.
Dall’otto per mille, la voce più nota, parte l’inchiesta di Repubblica sul costo della chiesa cattolica per gli italiani. Il calcolo non è semplice, oltre che poco di moda. Assai meno di moda delle furenti diatribe sul costo della politica. Il “prezzo della casta” è ormai calcolato in quattro miliardi di euro all’anno. “Una mezza finanziaria” per “far mangiare il ceto politico”. “L’equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all’anno”.
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Un aumento di 513 euro lordi in più al mese nella paga dei deputati è stato accordato senza clamore dall’amministrazione dell’Ars proprio nei giorni in cui si discute sugli inutili sprechi della politica. Così, dopo l’effetto della finanziaria nazionale dell’anno scorso che aveva ridotto del 10 per cento gli stipendi di Sala d’Ercole scesi a 11.190 euro, l’indennità dei deputati torna a lievitare risalendo a 11.703,64. Ma nuovi aumenti sono alle porte, altre 200 euro mensili nette al mese aspettano i deputati regionali, un ulteriore adeguamento al costo della vita scattato al senato con la busta paga di agosto. Ma a palazzo dei Normanni c’è anche chi chiede di soprassedere prima di far entrare in vigore lo scatto, sorprende che sia Cintola - deputato regionale dell’Udc che, per adesso, ci limiteremo a definire “discusso” - il quale afferma che “forse avremo qualche difficoltà a giustificare il nuovo aumento. Si insomma, dovremmo guardarci in faccia e dirci chiaro e tondo che finchè non cresce la nostra produttività , sarebbe meglio congelare le indennità â€. Non sembra dello stesso parere Miccichè: “adesso si sta davvero esagerando, il livello del dibattito è scadente, gli adeguamenti al costo della vita sono concessi a tutti i lavoratori dipendenti, non vedo perché ai parlamentari non divrebbero toccareâ€. E intanto nel Parlamento siciliano, simbolo dei privilegi di “casta†si riapre il dibattito (costruttivo ?), ma a bassa voce, sui costi della politica.
“Dai, stavolta siamo dalla stessa parte!”. Così mi incoraggia, un paio di giorni fa, un importante “lavoratore” dell’MPA per ottenere il massimo dell’efficacia possibile (in 24 ore) dallo spot commissionatomi. “Esplosioni, devastazione, sangue, malformazioni: un minuto sensazionalistico. Un pugno nello stomaco”. Il tipo non è che ci capisca molto di semiotica, ma su una cosa ha ragione: la causa - stavolta - merita un mio coinvolgimento diverso, nonostante il tempo a disposizione sia inesistente. Scrivere l’idea, farsela approvare, fare le riprese, scrivere e farsi speakerare il testo, montaggio e un minimo di postproduzione. L’idea pertanto è semplice ma esplicita, dovrebbe raggiungere i priolesi. Speriamo.
L’esito delle urne è talvolta impietoso, almeno per chi ne esce inaspettatamente perdente, ma - in quanto consultazione collettiva - giusto per definizione.
Se si accetta tale postulato, ed è d’uopo farlo, la politica diviene una scienza esatta in cui l’atto scrutinatorio ne rappresenta il momento catartico più alto. Insomma, il verdetto del popolo è l’unico bilancio possibile.
Puritani della morale politica insorgono sottolineando l’importanza di altri fattori (giochi di coalizione, radicamento nel territorio, facoltà economica e lobbistica nell’intermediazione del consenso etc) e distinguono i “meriti” elettorali da quelli amministrativi. Obiezione accolta, nella teoria. La prassi invece miscela queste due capacità e non credo di inventare nulla di nuovo affermando che è la risultante tra saper fare e saper comunicare a muovere il consenso collettivo, aderendo al rapporto filosofico biunivoco tra contenuto e forma. Al difettare dell’ una ne risente l’altra componente.
Assodato il postulato, per chi è sopravvissuto al preambolo, ripercorriamo la campagna elettorale, e i relativi esiti, della consulta catanese del 15 e 16 maggio che ha visto la riconferma a primo turno del sindaco uscente Umberto Scapagnini.
Una battaglia che formalmente è iniziata a marzo, ma molto più “antica” se si tiene conto degli effettivi comportamenti dei maggiori candidati alla poltrona di Sindaco.
Iniziamo dall’ Avv. Antonino Fiumefreddo, dimesso Assessore alla Cultura nell’amministrazione Scapagnini, che già due anni fa - da poco cacciato dal Palazzo - raccoglieva firme per la lista Evviva Catania e contestualmente per contestare l’esistenza in pectore del napoletano primo cittadino.
Fiumefreddo è partito prestissimo e con discreta intensità , ma in corsa ha esaurito buona parte delle energie (e probabilmente di risorse finanziarie). Fiumefreddo è il primo a mostrarsi in tv e nei manifesti, nel tentativo di tirarsi fuori da un sicuro affollamento mediatico per guadagnarne in visibilità .
Da subito conduttore unico di un appuntamento televisivo quotidiano (La Sveglia), decisamente troppo “autarchico” e noioso, e prestissimo fuori con una campagna affissione (mantenuta nel tempo) dal claim “Nè con gli uni, nè con gli altri”. Il tentativo ostentato, coraggioso ma goffo, di catalizzare a se’ il malcontento presunto verso chi ha già vestito la fascia tricolore e cavalcando l’immagine dell’uomo nuovo, l’autentica alternativa al già visto. Nel visual un buon primo piano sorridente, seppur denoti un po’ di stanchezza e un fondo discutibile. Logo della lista poco incisivo, con preminenti arancio e bianco e con un disegno di mani a mimare il segno di vittoria e la prima “v” di EvViva Catania. Interessante il tentativo del giornale online, pur se tecnicamente imperfetto.
A supporto un primo spot tv ben fatto, non troppo emozionale ma molto credibile, in cui un Fiumefreddo professionale e assolutamente disinibito, passava in rassegna i punti cardine del suo progetto politico. Complessivamente un discreto appeal fino alla scesa in campo di Bianco e Scapagnini, che hanno immediatamente spostato l’attenzione sulla battaglia principale. Appeal che è continuato a scemare anche per la sistematica scelta - fortemente contestata con un eroico quanto disperato sciopero della fame - adottata dall’impero mediatico di Mario Ciancio di non concedere spazio nei media all’avvocato penalista.
Un declino in visibilità progressivo ed una crollo verticale in presenza e in qualità della comunicazione televisiva (assolutamente amatoriale l’ultimo spot, dall’audio inascoltabile). A contribuire alla disfatta, i deboli candidati al consiglio che, nonostante il voto disgiunto, dovevano servire per avvalorare l’immagine di un progetto difficile, ma convinto e condiviso da una squadra credibile. Persi così anche gli ultimi vacillanti sostenitori, riassorbiti certamente da Scapagnini nello sprint vincente lanciatogli da Silvio Berlusconi.
L’On. Enzo Bianco, l’illustre sconfitto di questa sfida, ha giostrato più sapientemente il piano media difettando però di competitività in televisione. La campagna affissione dal titolo “Il sindaco che unisce”, impaginata su layout bianco che ben faceva uscire una foto dall’espressione sicura e rassicurante, comincia a veicolare su 6×3 già nei primi di marzo la candidatura - annunciata - del due volte sindaco catanese. Discutibile il maglione “verde campo” ed essenziale il logo “Bianco Sindaco”, con bordatura rosso-blu e testo dai tratti irregolari, ad imitazione di uno stampatello manoscritto.
Una candidatura che prova a vestirsi come il “salvifico ritorno”, opportunamente fomentato dall’entusiasmo di interi settori del terziario catanese ed effettivamente sostenuto a voce alta dalle espressioni culturali più apprezzate della città . Esemplificativa la presa di posizione netta, con apposite e ripetute manifestazioni musicali, di tutti gli artisti catanesi (da Franco Battiato a Mario Venuti, da BriganTony a Carmen Consoli) culminata nel mega-concerto conclusivo alla presenza di 20.000 persone. Un plebiscito annunciato - in questo segmento di elettorato - avvalorato dall’imbarazzante risposta della Cdl con il concerto di Albano Carrisi. Battaglia vinta anche online, sugli internauti cittadini (tramite sito personale e soprattutto con l’ottimo giornale “Il dito”) testimoniato dall’esito schiacciante (68% circa di preferenze per Bianco, su un campione di quasi 700 votanti) emerso in uno spregiudicato sondaggio dell’ultima ora effettuato da vivicatania.net, portale di informazione sugli appuntamenti serali molto frequentato dai giovani catanesi. Fin qui i pregi dell’attività mediatica di Bianco, molto efficace nel raggiungere la sensibilità del target studentesco, i ceti culturalmente più attivi e dinamici, nonché buona parte dell’indotto connesso ai servizi e all’organizzazione eventi.