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Da un po’ fatico ad allacciarmi alla coda di un pensiero, che oramai son spaghetti sugosi e non se ne trova ne’ capo ne’ coda. Stanno lì aggrovigliati che provano ad imitare la struttura del cervello. E mi fanno ancora più incazzare: un cervello che pensa ad un cervello.
Se cerco di focalizzare una delle mille ma intensissime minchiate che mi ronzano nella capa, la distrazione prende il sopravvento, come se passasse un tram-pensiero che se lo porta. Allora mi limito ad ammirare ’sto groviglio ed incazzarmi, e penso: E’ lecito, almeno nei giorni di scazzo, avere invidia d’altri? Tranquilli che ne invidio solo i difetti; mica sono totalmente scemo.
Talvolta, oggi ad esempio, vorrei la litigiosità , il fegato (e le scopate) di Bukowski. E tre rum da bere d’un fiato. O anche la metrica caposseliana quand’è dislessica. Anche il suo gin accetterei. Insomma non s’è capito se ho voglia di invitarmi a bere qualcosa o di mandarmi per oggi affettuosamente a fanculo.
Che gusto schifoso lascia una lite, a pensarci, che tristezza nei modi poi genera. I Quintorigo, una delle più originali band del monotono e poveretto mercato discografico italiano, si sono sciolti - seppi - recentemente in reciproco disaccordo. Fin qui dispiacere. Gli album Rospo e Grigio (un po’ meno In cattività), le dissacranti apparizioni a SanRemo, l’ironia formale, la tecnica eccelsa ed il classicismo piegati e mescolati per il divertissement estetico: già fatico ad ingoiare il Rospo dello scioglimento. Che schifo, dicevo, il sapore del litigio: girando il sito ufficiale si può notare come prontamente John De Leo (ex leader della band) sia stato sostituito dalla virtuosa Luisa Cottifogli. Non solo, a girar le pagine sembra che i Quintorigo non sappiano neppure se John De Leo sia mai esistito…

Una parabola discendente, l”ultima fatica letteraria di Stefano Benni. Prodiga di buoni propositi, dal solito incipit divertente - che dura metà libro - e ricca dei soliti passaggi di impressionate fantasia benniana. Un romanzo che non smentisce il solito genio di illuminata ironia e soddisfa riso e mente per talune trovate sparse. La metafora in Benni è per me l’espressione più alta dell’iperbole all’italiana, tanto che sola impreziosisce gli intrecci - non sempre notevoli - dei suoi racconti.
Anche qui la storia promette e poi delude. Chiude nel finale in quel modo che io chiamo "polverone dei personaggi", che Benni aveva già adoperato in Spiriti e, meglio, in Elianto. Ma c’è il divertimento della sua scrittura, e la potenza di un occhio raramente sagace in Italia:
"Ho guardato un’ape che si avvicinava al giglio di carta. Ci si è infilata dentro ed è uscita disgustata. Faccio miele, non giornalismo, mi ha detto ronzando."
Oppure "Lascia agli altri chiamare l’orrore con altri nomi".
L’esito delle urne è talvolta impietoso, almeno per chi ne esce inaspettatamente perdente, ma - in quanto consultazione collettiva - giusto per definizione.
Se si accetta tale postulato, ed è d’uopo farlo, la politica diviene una scienza esatta in cui l’atto scrutinatorio ne rappresenta il momento catartico più alto. Insomma, il verdetto del popolo è l’unico bilancio possibile.
Puritani della morale politica insorgono sottolineando l’importanza di altri fattori (giochi di coalizione, radicamento nel territorio, facoltà economica e lobbistica nell’intermediazione del consenso etc) e distinguono i “meriti” elettorali da quelli amministrativi. Obiezione accolta, nella teoria. La prassi invece miscela queste due capacità e non credo di inventare nulla di nuovo affermando che è la risultante tra saper fare e saper comunicare a muovere il consenso collettivo, aderendo al rapporto filosofico biunivoco tra contenuto e forma. Al difettare dell’ una ne risente l’altra componente.
Assodato il postulato, per chi è sopravvissuto al preambolo, ripercorriamo la campagna elettorale, e i relativi esiti, della consulta catanese del 15 e 16 maggio che ha visto la riconferma a primo turno del sindaco uscente Umberto Scapagnini.
Una battaglia che formalmente è iniziata a marzo, ma molto più “antica” se si tiene conto degli effettivi comportamenti dei maggiori candidati alla poltrona di Sindaco.
Iniziamo dall’ Avv. Antonino Fiumefreddo, dimesso Assessore alla Cultura nell’amministrazione Scapagnini, che già due anni fa - da poco cacciato dal Palazzo - raccoglieva firme per la lista Evviva Catania e contestualmente per contestare l’esistenza in pectore del napoletano primo cittadino.
Fiumefreddo è partito prestissimo e con discreta intensità , ma in corsa ha esaurito buona parte delle energie (e probabilmente di risorse finanziarie). Fiumefreddo è il primo a mostrarsi in tv e nei manifesti, nel tentativo di tirarsi fuori da un sicuro affollamento mediatico per guadagnarne in visibilità .
Da subito conduttore unico di un appuntamento televisivo quotidiano (La Sveglia), decisamente troppo “autarchico” e noioso, e prestissimo fuori con una campagna affissione (mantenuta nel tempo) dal claim “Nè con gli uni, nè con gli altri”. Il tentativo ostentato, coraggioso ma goffo, di catalizzare a se’ il malcontento presunto verso chi ha già vestito la fascia tricolore e cavalcando l’immagine dell’uomo nuovo, l’autentica alternativa al già visto. Nel visual un buon primo piano sorridente, seppur denoti un po’ di stanchezza e un fondo discutibile. Logo della lista poco incisivo, con preminenti arancio e bianco e con un disegno di mani a mimare il segno di vittoria e la prima “v” di EvViva Catania. Interessante il tentativo del giornale online, pur se tecnicamente imperfetto.
A supporto un primo spot tv ben fatto, non troppo emozionale ma molto credibile, in cui un Fiumefreddo professionale e assolutamente disinibito, passava in rassegna i punti cardine del suo progetto politico. Complessivamente un discreto appeal fino alla scesa in campo di Bianco e Scapagnini, che hanno immediatamente spostato l’attenzione sulla battaglia principale. Appeal che è continuato a scemare anche per la sistematica scelta - fortemente contestata con un eroico quanto disperato sciopero della fame - adottata dall’impero mediatico di Mario Ciancio di non concedere spazio nei media all’avvocato penalista.
Un declino in visibilità progressivo ed una crollo verticale in presenza e in qualità della comunicazione televisiva (assolutamente amatoriale l’ultimo spot, dall’audio inascoltabile). A contribuire alla disfatta, i deboli candidati al consiglio che, nonostante il voto disgiunto, dovevano servire per avvalorare l’immagine di un progetto difficile, ma convinto e condiviso da una squadra credibile. Persi così anche gli ultimi vacillanti sostenitori, riassorbiti certamente da Scapagnini nello sprint vincente lanciatogli da Silvio Berlusconi.
L’On. Enzo Bianco, l’illustre sconfitto di questa sfida, ha giostrato più sapientemente il piano media difettando però di competitività in televisione. La campagna affissione dal titolo “Il sindaco che unisce”, impaginata su layout bianco che ben faceva uscire una foto dall’espressione sicura e rassicurante, comincia a veicolare su 6×3 già nei primi di marzo la candidatura - annunciata - del due volte sindaco catanese. Discutibile il maglione “verde campo” ed essenziale il logo “Bianco Sindaco”, con bordatura rosso-blu e testo dai tratti irregolari, ad imitazione di uno stampatello manoscritto.
Una candidatura che prova a vestirsi come il “salvifico ritorno”, opportunamente fomentato dall’entusiasmo di interi settori del terziario catanese ed effettivamente sostenuto a voce alta dalle espressioni culturali più apprezzate della città . Esemplificativa la presa di posizione netta, con apposite e ripetute manifestazioni musicali, di tutti gli artisti catanesi (da Franco Battiato a Mario Venuti, da BriganTony a Carmen Consoli) culminata nel mega-concerto conclusivo alla presenza di 20.000 persone. Un plebiscito annunciato - in questo segmento di elettorato - avvalorato dall’imbarazzante risposta della Cdl con il concerto di Albano Carrisi. Battaglia vinta anche online, sugli internauti cittadini (tramite sito personale e soprattutto con l’ottimo giornale “Il dito”) testimoniato dall’esito schiacciante (68% circa di preferenze per Bianco, su un campione di quasi 700 votanti) emerso in uno spregiudicato sondaggio dell’ultima ora effettuato da vivicatania.net, portale di informazione sugli appuntamenti serali molto frequentato dai giovani catanesi. Fin qui i pregi dell’attività mediatica di Bianco, molto efficace nel raggiungere la sensibilità del target studentesco, i ceti culturalmente più attivi e dinamici, nonché buona parte dell’indotto connesso ai servizi e all’organizzazione eventi.
Venerdì 15 aprile tengo un seminario sulla comunicazione d’impresa ai ragazzi di un liceo di Alia (Pa). La sfida è questa: un pressocchècoetaneo deve riuscire a non annoiare, per quattro ore, passato dall’altro lato della cattedra e di fronte ad un pubblico di costretti. Riferirvi l’eventuale esito positivo costituirebbe comunicazione d’impresa vinta.

Oltre al più recente “città della pace”, oramai da qualche anno Castelbuono vanta l’appellativo “città della musica”. Premesso che tali qualifiche non scaturiscono da Enti autorizzati ma ognuno può appiopparsi quello che più gli aggrada, il nostro bel paesello anni anni or sono si autoaffibbiò ’sto bel fregio (che neanche San Remo) a seguito delle vacche grasse del periodo (ricorderete Vecchioni, De Gregori, Baccini, Nomadi, ecc.). Quando si dice meriti guadagnati sul campo (sportivo, ndr)…
Oggi le vacche sono tenute a stecchetto e possiamo garantire per certo solo su “Castelbuono città denuclearizzata”.
A proposito di musica, nel forum online di questo periodico (consideratevi invitati a visitarlo) proponevo il gioco dei “brani opposti”, semplicissimo e a mio avviso molto divertente. Per intenderci immediatamente seguono i miei migliori esempi (come indice) estratti dalla mia collezione di titoli opponibili (come pollici). Attendo repliche nel web.
Black (Pearl Jam) / Bianca (Afterhours)
L’obeso (Gaber) / Ballad of thin man (Bob Dylan)
Walking on the water (Motorpsycho) / Nuotando nell’aria (Marlene Kuntz)
Fermati, scellerato (Mozart) / Curre curre guagliò (99 posse)
Margherita (Cocciante) / 4 stagioni (Vivaldi)
Ma la migliore è una doppia opposizione con due celebri brani di Battisti (chi coglie il senso faccia un fischio al fisco):
7 e 40 / Innocenti Evasioni.