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Secondo Wikipedia, nota e autorevole enciclopedia online, il sindaco di Castelbuono è Liborio Noce. Difficile risalire all’autore dello scherzo - non ascrivibile comunque come un semplice pesce d’aprile, visto che la notizia ci è giunta qualche settimana fa. Di questi tempi - di vera fatica per i 4 candidati - che Noce spunti sindaco così, fa sorridere parecchio. Potete dare un’occhiata voi stessi (in fondo alla pagina), prima che qualcuno si accorga dell’errore. Consigliamo ai gestori di Wikipedia di aspettare il 15 maggio oramai, per non rischiare di fare il lavoro d’aggiornamento due volte…
Tratto dall´ articolo di Michele Spallino and a wordpress plugin by Elliott
> il 58% ha sentito parlare dei blog
> il 14% ha letto almeno una volta un blog
> il 3% ha un un proprio blog o scrive su un blog
> il 27% si fa influenzare positivamente dai blog nel decidere un acquisto
> un altro 27% non ha fatto un acquisto su internet a causa di commenti negativi su un blog
> il 14% ha fatto almeno un acquisto su internet.
Questi sono alcuni dei dati sul rapporto degli italiani navigatori adulti con i blog, dalla recentissima ma già famosa ricerca condotta dall’IPSOS in sei paesi europei. La presentazione è scaricabile in rete dal sito di Loïc Lemeur.
Quel simpaticone di Papa Benedetto - titolato a suo tempo da Il Manifesto “il pastore tedesco” - non gradisce la satira. Tramite suoi fidati ha ringhiato il buon Crozza e indirettamente Fiorello. Insomma, preferisce altri linguaggi, non l’ironia. Preferisce comunicare (papale papale) dal finestrone di p.zza San Pietro. Comunicare così, altrimenti scomunicare.
Si ringrazia madre Chiesa, multinazionale imperitura, che continua a darci oggi il nostro cane quotidiano.
ps: Dio non me ne voglia, se piango solo ora per Papa Wojtyla.
Sono oramai lontani gli anni dei grandi concerti con i “big” della canzone italiana (De Gregori, Vecchioni, Nomadi ecc.) allo stadio comunale. L’epoca delle “vacche grasse” destinate al capitolo turismo, quando le estati castelbuonesi offrivano persino più di un appuntamento per sera.
In quegli anni Castelbuono ostentava con orgoglio - nelle locandine degli eventi e nel programma delle manifestazioni - l’altisonante epiteto “Città della musica” fregiandosi di una qualche (discutibile) vocazione in materia o, quantomeno, manifestando una chiara dichiarazione d’intenti. Ho sempre pensato che, se non sostenuta con adeguata forza e competenza, tale “specializzazione turistica” risultava piuttosto esosa e sicuramente poco originale. L’investimento, come dire, non valeva “la candela”: il caché dei grandi cantautori non teme confronto con il pubblico pagante reperibile nei dintorni. E, sinceramente, neppure il ritorno d’immagine è granché apprezzabile se l’offerta artistica si riduce unicamente all’esibizione musicale dell’artista, decontestualizzata da un legame con le tradizioni, le vocazioni e la cornice che il territorio offre. In quegli anni però, “Città della musica” lo si leggeva anche nei manifesti delle rassegne allora minori: i nascenti festival Ypsigrock e Castelbuono Jazz Festival. L’impostazione di questi, differente per forma e sostanza, mirava a costruire innanzitutto l’evento, il “contenitore” dei concerti e, in quanto festival di genere, a rivolgersi ad una più chiara nicchia di pubblico e puntare, tramite la regolare periodicità , ad ottimizzare negli anni la popolarità della manifestazione stessa, quasi a prescindere dall’interprete di turno.
E difatti col passare degli anni le due rassegne hanno acquisito quella “maturità ” necessaria per divenire un appuntamento noto ed apprezzato dai rispettivi pubblici. Da un lato l’Ypsigrock, di matrice giovanile anche nell’organizzazione, è riuscito ad espandere la propria notorietà oltre i confini regionali e a veicolare quindi, neanche tanto indirettamente, le peculiarità di Castelbuono ad un “target” altrimenti davvero difficile da raggiungere. Sperare in una massiccia frequentazione del paese da parte di giovani è solitamente una vera e propria chimera. Dall’altro lato il Castelbuono Jazz Festival che, più supportato da enti pubblici provinciali e regionali, con la qualità degli artisti abbinata alla cornice che i nostri scenari sanno offrire, ha allietato le serate di un pubblico più maturo e, molto probabilmente, più nella condizione di spendere e apprezzare, per esempio, la nostra offerta gastronomica. Un bilancio più che positivo quindi, confermato dall’ottimo riscontro di pubblico della recente edizione: la decima per entrambe le rassegne. Una sorta di “giro di boa” che non ha deluso le aspettative dei rockers siciliani, esaltati specialmente dalla fantastica serata di chiusura dei concerti con il rock’n roll di Jon Spencer del progetto Heavy Trash. Un autentico pienone di gente ed applausi, di fuochi d’artificio e gioia condivisa, che ha generato la solita scia di apprezzamenti nei confronti della nostra comunità da parte dei numerosi avventori e campeggianti. Discorso simile vale per il Jazz Festival che, nonostante il ridimensionamento allo stanziamento promesso dagli enti sovracomunali, ha ugualmente offerto un’intera settimana di concerti, molti dei quali di prim’ordine: su tutti i prestigiosi Rava, Bosso, Zurzolo e Buzzurro ed il ritorno del giovane talento Cafiso. La “maturità ” cui mi riferivo sopra passa anche per i “corollari” che un festival è in grado di proporre, ed anche qui le due rassegne riescono, da qualche anno, a non deludere. L’Ypsigrock vanta un funzionale camping istallato nell’area attrezzata di San Focà che riscuote un consenso sempre crescente, contribuendo parecchio alla fruibilità e all’economia dell’evento. Inoltre la seconda edizione della “Retrospettiva Sys”, il concorso di cortometraggi che chiude i concerti, ha finalmente trovato una chiara dimensione qualitativa sia in termini di opere partecipanti che per contesto e abbinamento offerto.
Il jazz sta riuscendo invece ad amalgamarsi con il tessuto giovanile, con i diversi musicisti in erba che trovano spazio, seppur periferico, all’interno della settimana dei concerti. Regalando finalmente, ai numerosi talenti castelbuonesi che studiano musica durante l’anno, una vetrina prestigiosa e il fondamentale confronto con musicisti più affermati.
Anche gli assemblamenti improvvisati quest’anno, in forma di jam session post-concerto, ne sono una piacevolissima riprova.
Questa direzione intrapresa, a prescindere da eventuali mutamenti negli interpreti della politica locale, pare essere la più sana e naturale caratterizzazione per una “Castelbuono, cittadina della musica”.

Ma davvero è così sacrilego essere antiamericano? E perché? In questi anni di legittimità dell’ateo, mi ponete questo come tabù dell’era moderna? Io sono antiamericano. Per forza che lo sono. E non ho neppure scelto di esserlo. Ma davvero mi chiedete di prender posizione, di vestirmi da filo-occidentale o da filo-interdentale?
Davvero pretendete una dicotomia? Sono “anti” tutto ciò che combatte la violenza con la violenza stessa. Muore la Fallaci ed ho voglia di guardare l’ultima intervista a Tiziano Terzani. Lo Yin e lo Yang, che fanno abbracciare il nero al bianco. E il nero, che al suo interno, contiene un punto bianco. E il bianco, al suo interno, contiene un punto nero. La vera perfezione comprende il male: degli opposti, è l’armonia.

Dite la verità : quando la piazza si illuminò dei celebrativi sputacchi pirotecnici, in parecchi abbiamo avvertito uno strambo retrogusto di soddisfazione orgasmica e liberazione. Tipico degli arrivi, o delle mete raggiunte.
Mentre le incandescenze colorate si issavano oltre il Castello, probabilmente neanche Sant’Anna (o Santana, come decifrò 2 anni or sono David Thomas dall’inglese sgangherato della crew) si aspettava tanto. Forse avrà anche detto “Mai visti giochi pirotecnici così vicini†– sussurrando inorgoglita a un San Gioacchino che - più acuto - sarebbe invece corso verso il backstage nei camerini allestiti a Le Fontanelle.
Comunque. La breve agiografia che precede si spiega solo con una geografia dell’energia nella piazza. Energia che ha visto concentrazioni abnormi sul palco, poi – dicevasi - sui camerini, passando dalla zona delle transenne e più precisamente nei palmi di Jack ed Enzuccio Piro. Piro tecnico. Il “durante†è stato una distribuzione audace e continuativa di coinvolgimento a suon di rock and roll, quasi un omaggio alle fondamenta per festeggiare la fine dei lavori di un palazzo di dieci piani. Che ci stava come il cacio sui maccheroni. Perché Jon Spencer e la sua band non si faranno dimenticare facilmente: oltre Jon c’era Simon, il cinesone alla batteria e Matt ribattezzato “Martaâ€. Un lieto fine di una fiaba. E a me che ’sta roba anni ‘50 lasciava perplesso…
Parlare dei concerti sembra vano quando le suggestioni ridicolizzano la tecnica, quando è la cornice a dare senso alla parte notevole dell’opera. Ypsigrock è una bomba – e in quanto ordigno rischia anche di scoppiare – ma un “grazie†va a tutti. In primis ai tanti che sgobbano, indie-solubilmente mescolati a quello che è davvero l’Evento, e poi ai musicisti. Grazie ai bravissimi Marlowe (e all’amico Cesare Basile che li pettina bene) e grazie ai cantautori Non voglio che Clara che ci hanno regalato la loro prima – di una sicura lunga serie – in Sicilia. Grazie alla dolcissa Denise & Co. e agli Arbdesastr. Grazie a quei due Signori tedeschi (Micheal Rother & Peter Moebius) che hanno dato alla piazza un’inedita veste da “Ypsigronickâ€. Grazie agli schiaffeggiatori cortesi dei Cactus e grazie di nuovo a loro, agli Heavy Trash. Grazie ai partecipanti e ai fautori della Retrospettiva Sys. Grazie, infatti, all’anima di chi ha creduto in questo festival. Anche da punti di vista diversi.
Questo boicottaggio, dovrebbe seguire la stessa linea di quello che ha contribuito alla fine del regime di apartheid in Sud Africa. Boicottando prodotti e sponsor israeliani, ognuno può dare il suo contributo al popolo israeliano e palestinese nella loro lotta per la pace, la giustizia e la sicurezza.
Se le corporation vedono che la comunità internazionale rifiuta le merci israeliane, per protestare contro l’occupazione illegale della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, contro i genoci in Libano, avranno un interesse economico, sociale e di pubbliche relazioni nell’interrompere i rapporti con quegli elementi israeliani che appoggiano politiche e pratiche illegali. Questo a sua volta aumenterà la consapevolezza sulla questione palestinese e causerà pressioni su Israele affinché modifichi la sua politica che viola il diritto internazionale. Inoltre è un modo per dimostrare al popolo palestinese che non è solo nella lotta globale per la pace e la giustizia, e ci dà la possibilità di essere dei consumatori etici.
Boicottiamo prodotti israeliani, come:
- Prodotti di vestiario della Delta Galil, il maggior fornitore di Marks and Spencers, che produce anche per Calvin Klein, Gap, DKNY, e Hugo Boss;
- Arance Jaffa
- Carmel (Agrexco, Ltd.) produttore di datteri, avocado, agrumi, verdura, erbe e vini
Ma soprattutto dai un occhio al codice a barre e ricorda: il numero 7290 all’inizio del codice a barre identifica i prodotti israeliani. Almeno finchè non cambia qualcosa. Perchè boicottare Israele è più che mai necessario?

ps: è solo una “cover” da un geniale ad della McCann Erickson , opportunamente ricontestualizzata alla catanisi. Ma noi contiamo nella commissione di marchi ancora più importanti.
Capito l’amico, oramai capitolino, Kanjano ? Prende il Rita Express speranzoso e poi piange, come tutti, alla resa dei conti: bah, lo ricordavo molto più disilluso, siculo-deluso da anni. Comunque, vorrà dire che ci tiene a dolersi delle sciagure almeno con gli sventurati amici coscienti, prende e mi manda via mela il suo punto di vista, a colpi di pennarello su foglio. Visto il grande vignetter che è, mi fregio di farle seguire qui di seguito.



