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Nonostante fosse nota l’influenza della pubblicità sulle nostre menti rimanevano ancora sconosciuti i settori del cervello su cui agisce il messaggio degli spot. Una ricerca dello studioso John O’Doherty, della divisione di Psicologia e scienze sociali dell’Istituto di tecnologia della California, ha fatto luce su questo importante processo. Nello studio, pubblicato sulla rivista Neuron, O’Doherty ha dimostrato come la pubblicità agisca sui centri del piacere e della gratificazione. Ma l’importanza della scoperta è nel fatto che aiuterà a chiarire i processi alla base di gravi problemi come le tossicodipendenze e la depressione.
Le aree coinvolte nel funzionamento base della pubblicità sono il mesencefalo e il corpo striato ventrale, rispettivamente centri del piacere e della gratificazione, le stesse implicate nelle tossicodipendenze e in alcune malattie psichiatriche. La reazione del nostro cervello a uno spot è caratterizzata dall’associazione tra uno stimolo e un prodotto. La pubblicità semplicemente funziona proponendo lo stimolo e lavorando subdolamente per associarlo al prodotto.
Attraverso l’utilizzo di una tecnica non invasiva come la risonanza magnetica, gli esperti hanno potuto osservare lo striato e il mesencefalo in un gruppo di volontari valutando le loro reazioni all’offerta di quattro diversi gusti di succhi di frutta. Dopo avere registrato le iniziali preferenze dei soggetti, i neurologi hanno creato degli stimoli visivi associati a ogni gusto. Il controllo sulle zone scoperte ha reso possibile verificare l’attività cerebrale in risposta agli stimoli, controllando la coerenza con le dichiarazioni iniziali del soggetto.
I ricercatori hanno notato che il mesencefalo ha un’attività più intensa se lo stimolo è legato al gusto preferito del soggetto. Il corpo striato reagisce invece con dei picchi quando è esposto agli stimoli sul gusto preferito o su quello meno amato. Dunque l’attività neurale di queste regioni descrive fedelmente le preferenze e le scelte individuali dei soggetti.
“Abbiamo mostrato - ha dichiarato O’Doherty - come il cervello può imparare ad associare stimoli neurali emozionali con stimoli sensoriali che hanno un valore soggettivo. Dopo che queste associazioni si sono consolidate, lo stimolo emozionale può sostituire il valore soggettivo del prodotto cui è stato associato”. “Dunque - continua il ricercatore - l’attività neurale in queste aree è legata alle nostre scelte quotidiane, anche quelle in un supermarket”.
(La Repubblica)
In giro ho letto i 7 difetti di cui può soffrire un blog. Non mi sono mai sentito parte dell’affascinante baraonda dei “blogger”: da parte mia c’è poco interesse a pubblicare con costanza, piuttosto preferisco concretizzare online le parti pubblicabili di un ipotetico diario del mio emisfero cerebrale razionale.
Mi limito semplicemente ad usare alcune potenzialità di questo strumento, ma passo ugualmente una mano nella e-coscienza.
1) Using Free Blog Hosting Services
[non vedo più di tanto il problema, ma fin sto ok]
2) Ignoring the Basic Principles of Good Web Site Design and Usability
[mi difendo discretamente]
3) Being the Jack Of All Trades
[qui casco male]
4) Not Posting Regularly
[anche qui maluccio]
5) Publishing Badly Written Posts
[vedi punto 2]
6) Spamming and Stealing
[non frego mai da altri, ma - per questo post - ho preso spunto]
7) Failing to Establish a Personality
[non più di tanto, mi svelo poco]
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Mi interrogo su quale strada è naturale per un blog. Così come un trial tra le rocce ma a disagio in autostrada, ogni "mezzo" ha una sua vocazione dove per natura ottimizza in efficacia. Riflettiamo.
I migliori blogger vantano una scrittura giammai noiosa e una spiccata capacità di rinnovarsi quotidianamente con nuove tematiche interessanti. Sembra che l’utente prediliga innanzitutto i blog "quasi tematici", entra in contatto ipertestualmente (perchè le vie di internet sono infinite): se si trova d’accordo con quell’URL e, come per simpatia musicale, ne rimane lievemente affascinato allora si fidelizza. Ed in futuro è molto probabile che tornerà in quei lidi.
Ma qual è l’impulso del mittente, da dove nasce questa esigenza di autopubblicarsi? In un certo senso il blog è poco più del diario personale (un’evoluzione per stile e temi dell’adolescenziale "diario del cuore") reso volutamente pubblico. Perchè chi partorisce un blog non auspica semplicemente ad un sito autoreferenziale, perchè un sito tradizionale è davvero la blaterata vetrina espositiva, il blogger vuole condividere il proprio presente o, quantomeno, vuole riservarsene tale facoltà: il blogger vuole il cubo/palchetto che si usa la domenica ad Hyde Park.
In preda all’egotismo puro, o possessori della verità e-piacevole, prima di andare avanti con questo strumento vorrei chiarirmi il percorso.
L’esito delle urne è talvolta impietoso, almeno per chi ne esce inaspettatamente perdente, ma - in quanto consultazione collettiva - giusto per definizione.
Se si accetta tale postulato, ed è d’uopo farlo, la politica diviene una scienza esatta in cui l’atto scrutinatorio ne rappresenta il momento catartico più alto. Insomma, il verdetto del popolo è l’unico bilancio possibile.
Puritani della morale politica insorgono sottolineando l’importanza di altri fattori (giochi di coalizione, radicamento nel territorio, facoltà economica e lobbistica nell’intermediazione del consenso etc) e distinguono i “meriti” elettorali da quelli amministrativi. Obiezione accolta, nella teoria. La prassi invece miscela queste due capacità e non credo di inventare nulla di nuovo affermando che è la risultante tra saper fare e saper comunicare a muovere il consenso collettivo, aderendo al rapporto filosofico biunivoco tra contenuto e forma. Al difettare dell’ una ne risente l’altra componente.
Assodato il postulato, per chi è sopravvissuto al preambolo, ripercorriamo la campagna elettorale, e i relativi esiti, della consulta catanese del 15 e 16 maggio che ha visto la riconferma a primo turno del sindaco uscente Umberto Scapagnini.
Una battaglia che formalmente è iniziata a marzo, ma molto più “antica” se si tiene conto degli effettivi comportamenti dei maggiori candidati alla poltrona di Sindaco.
Iniziamo dall’ Avv. Antonino Fiumefreddo, dimesso Assessore alla Cultura nell’amministrazione Scapagnini, che già due anni fa - da poco cacciato dal Palazzo - raccoglieva firme per la lista Evviva Catania e contestualmente per contestare l’esistenza in pectore del napoletano primo cittadino.
Fiumefreddo è partito prestissimo e con discreta intensità , ma in corsa ha esaurito buona parte delle energie (e probabilmente di risorse finanziarie). Fiumefreddo è il primo a mostrarsi in tv e nei manifesti, nel tentativo di tirarsi fuori da un sicuro affollamento mediatico per guadagnarne in visibilità .
Da subito conduttore unico di un appuntamento televisivo quotidiano (La Sveglia), decisamente troppo “autarchico” e noioso, e prestissimo fuori con una campagna affissione (mantenuta nel tempo) dal claim “Nè con gli uni, nè con gli altri”. Il tentativo ostentato, coraggioso ma goffo, di catalizzare a se’ il malcontento presunto verso chi ha già vestito la fascia tricolore e cavalcando l’immagine dell’uomo nuovo, l’autentica alternativa al già visto. Nel visual un buon primo piano sorridente, seppur denoti un po’ di stanchezza e un fondo discutibile. Logo della lista poco incisivo, con preminenti arancio e bianco e con un disegno di mani a mimare il segno di vittoria e la prima “v” di EvViva Catania. Interessante il tentativo del giornale online, pur se tecnicamente imperfetto.
A supporto un primo spot tv ben fatto, non troppo emozionale ma molto credibile, in cui un Fiumefreddo professionale e assolutamente disinibito, passava in rassegna i punti cardine del suo progetto politico. Complessivamente un discreto appeal fino alla scesa in campo di Bianco e Scapagnini, che hanno immediatamente spostato l’attenzione sulla battaglia principale. Appeal che è continuato a scemare anche per la sistematica scelta - fortemente contestata con un eroico quanto disperato sciopero della fame - adottata dall’impero mediatico di Mario Ciancio di non concedere spazio nei media all’avvocato penalista.
Un declino in visibilità progressivo ed una crollo verticale in presenza e in qualità della comunicazione televisiva (assolutamente amatoriale l’ultimo spot, dall’audio inascoltabile). A contribuire alla disfatta, i deboli candidati al consiglio che, nonostante il voto disgiunto, dovevano servire per avvalorare l’immagine di un progetto difficile, ma convinto e condiviso da una squadra credibile. Persi così anche gli ultimi vacillanti sostenitori, riassorbiti certamente da Scapagnini nello sprint vincente lanciatogli da Silvio Berlusconi.
L’On. Enzo Bianco, l’illustre sconfitto di questa sfida, ha giostrato più sapientemente il piano media difettando però di competitività in televisione. La campagna affissione dal titolo “Il sindaco che unisce”, impaginata su layout bianco che ben faceva uscire una foto dall’espressione sicura e rassicurante, comincia a veicolare su 6×3 già nei primi di marzo la candidatura - annunciata - del due volte sindaco catanese. Discutibile il maglione “verde campo” ed essenziale il logo “Bianco Sindaco”, con bordatura rosso-blu e testo dai tratti irregolari, ad imitazione di uno stampatello manoscritto.
Una candidatura che prova a vestirsi come il “salvifico ritorno”, opportunamente fomentato dall’entusiasmo di interi settori del terziario catanese ed effettivamente sostenuto a voce alta dalle espressioni culturali più apprezzate della città . Esemplificativa la presa di posizione netta, con apposite e ripetute manifestazioni musicali, di tutti gli artisti catanesi (da Franco Battiato a Mario Venuti, da BriganTony a Carmen Consoli) culminata nel mega-concerto conclusivo alla presenza di 20.000 persone. Un plebiscito annunciato - in questo segmento di elettorato - avvalorato dall’imbarazzante risposta della Cdl con il concerto di Albano Carrisi. Battaglia vinta anche online, sugli internauti cittadini (tramite sito personale e soprattutto con l’ottimo giornale “Il dito”) testimoniato dall’esito schiacciante (68% circa di preferenze per Bianco, su un campione di quasi 700 votanti) emerso in uno spregiudicato sondaggio dell’ultima ora effettuato da vivicatania.net, portale di informazione sugli appuntamenti serali molto frequentato dai giovani catanesi. Fin qui i pregi dell’attività mediatica di Bianco, molto efficace nel raggiungere la sensibilità del target studentesco, i ceti culturalmente più attivi e dinamici, nonché buona parte dell’indotto connesso ai servizi e all’organizzazione eventi.