Nell’invisibile vive la matrice di ogni cosa.
Il futuro sedimenta in un luogo artefatto e oblioso
in attesa di trasmigrare nei colori,
universo di cui i nostri occhi san farsi interpreti.
In questi luoghi vive la sfumatura
che fa un siciliano tale.
Quella tempra, queste nostre attitudini, le contraddizioni genetiche,
quella sensazione impalpabile che proviamo noi isolani verso noi stessi.
Lo strano cordone ombelicale con la terra,
l’aria pesante che riconosciamo nostra casa.
La fierezza e la rassegnazione
che qui convivono come correnti oceaniche
pronte a scatenare uragani.
Spore che avvertite danno coscienza di un popolo.
Dna colmi di informazioni diverse,
climi e paesaggi troppo vividi, orgogli troppo presenti,
scale di valori
e di poteri
crudi come l’odore del mare.
Indole che pare un atomo di vino instabile
zeppo di energia zuccherina
di cui potrai avvertirne il retrogusto
solo se vinci una battaglia
sulla forza di gravità della nostra terra.
Dolci perle di uva nostrana.
Ma talvolta sento il mio collo stentare
stretto da una collana soffocante.
Leave a reply