Gent.mo Direttore Lupo,
sarei anche d’accordo con Lei, nell’opportunità di trarre e far tesoro del contributo della prof.ssa Spallino (pubblicato nello scorso numero del periodico), se non fosse che la lunga lettera è in parte tratta – ma pedissequamente – da quella (che ritenevo privata) inviata dal direttore ai consiglieri d’amministrazione del Museo Civico, quale manifestazione di stima e di incoraggiamento a seguito delle dimissioni dello stesso.

(Al punto - si immagini - da includere, nel corretto sciorinare i risultati raggiunti dal precedente cda, la restituzione del soffitto ligneo del Quarto di Don Cesare avvenuta un paio di mesi fa. A pienissimo titolo, pertanto, citata dal direttore dimissionario, ma che, maldestramente, è finita anche nella lettera della Spallino. )
Oltre alla circostanza quindi di conoscerne già buona parte del contenuto, l’unico elemento di novità è, quantomeno per il cda che presiedo, rappresentato dalla “sorpresa” di essere un contributo partorito (almeno) a quattro mani. Il che non è indice di esemplare spontaneità dell’autrice, ma – mi permetta – di un lavoro (che ritengo verrà presentato con la dovuta cadenza rateale anche in seguito) di una valida coalizione.

Considerato poi che non voglio perdere tempo a replicare alle disinformazioni diffuse sul mio conto dalla Spallino, la cosa più utile che sento di poter fornire all’interessante (ma interessato) dibattito è la constatazione di trovarci nuovamente prossimi al verificarsi di una “maledizione” insita, a quanto pare, nell’Istituzione che presiedo: il puntuale turbolento “passaggio di consegne”, che tanto ha inficiato i rapporti tra gli esimi amministratori passati. Con le conseguenti problematiche sulla continuità o sulla “memoria” ad esempio, per dirne una, sul destino di parte del patrimonio, adesso (merito del precedente cda, lo specifico subito così da non suscitare il bisogno di ulteriori rivendicazioni) finalmente inventariato.
Nasce - questa maledizione - da una certa affezione morbosa alla carica e/o da una “sicumerica“ autoreferenzialità che porta a ritenere la propria figura indispensabile? Per le sorti talvolta della cultura e, talvolta, dell’intera umanità. Per le sorti di Castelbuono di certo, che - sottratti “loro”, a quanto pare - viene condannata ad un futuro di pochezze ed eventi spettacolarizzati, a vaneggiamenti, a gerarchie d’intervento strampalate. Oppure si tratta di un bisogno costante di continuare a rivendicare il proprio merito? O è paternità sui vocaboli “competenza”, “impegno”, “capacità”, “salvaguardia”?
Difficile dirlo, egregio Direttore, ma tant’è che - mi lasci passare la provocazione - esistono castelbuonesi “di cultura” che, una volta lasciato l’incarico, godrebbero a veder crollare (metaforicamente?) il nostro amato Castello, finito nelle “mani” di altri. E’ un atteggiamento che certamente non incoraggia chi si pone a rendere, con impegno e disinteresse, un servizio volontario, chi non preclude la partecipazione altrui e il riconoscimento delle cose buone fatte da altri. Spinto com’è a trarre, come unico fine, la soddisfazione di aver apportato una goccia d’amore, d’idee e di metodo al sogno comune di una Castelbuono migliore.
C’è una Castelbuono, invece, che non conoscevo, capace di intristire persino un ottimista come me: tra le tante cose che ancora devo imparare (non di certo l’umiltà) è quella di riporre - con maggior parsimonia - fiducia nell’onestà intellettuale altrui. Dispiace anche che si parli per stereotipi e “ritratteddi”, specie quando il ritmo dell’azione di questo cda comincia ad avere una cadenza ragionevole e si intravedono i presupposti per una ricaduta reale e diffusa sulla cittadinanza. Scusi ancora una volta la retorica adottata per quest’occasione, distante dal consueto e certamente opportuno “politicamente corretto”: quale promozione e valorizzazione se al castello i castelbuonesi non ci mettono piede???

Per concludere, condivido gli obiettivi raggiunti in passato, fondamento del percorso intrapreso dal nuovo cda, ma ritengo che grandi margini di miglioramento (nelle metodologie per la salvaguardia del patrimonio, nella resa dei servizi ai fruitori, nel prosieguo degli studi e nella condivisione della conoscenza con la cittadinanza, nella gestione del personale, ecc.) siano alla portata di questo consiglio di amministrazione e di un nuovo direttore capace di rendere esecutivo il grande lavoro di indirizzo e programmazione. Questo cda, a dispetto di banali “tormentoni”, ha sempre lavorato con estrema sobrietà, evitando la “spettacolarizzazione” della propria azione che parla, ad appena un anno dall’insediamento, soltanto la lingua dei fatti compiuti e di quelli da compiere. E così preferirebbe continuare a fare, accelerando finalmente il ritmo, qualora l’amministrazione comunale ritenesse sussistenti le condizioni per proseguire un mandato, recentemente e responsabilmente, rimesso da noi al suo vaglio: non ci sembra così peregrino richiedere - oltre ad un direttore - anche un tempo ragionevole per veder compiuto parte del percorso iniziato.
L’intera missione, ricordo innanzitutto a me stesso, fallisce miseramente quando non si è in grado di trasmetterne l’eredità culturale ed esperienziale alle generazioni che - volenti o nolenti - amministreranno il nostro futuro, consapevoli della centralità del ruolo dell’Istituzione nella crescita civica e spirituale dei castelbuonesi. Anche perché, senza cultura e memoria si rischia di prendere troppo sul serio le persone ricche di “cultura e memoria”…

Cari saluti.
Con stima,
Michele Spallino