Appunti da un libro che ho iniziato a scrivere diciottenne, e abbandonato un anno dopo: abortito perchè voleva somigliare ad una favola. Il protagonista narrante è Trabolo, anagramma di un amico e di un mondo che non esiste. Al romanzo, allora, volevo dargli il titolo “La gente è pazza”.

Incontro Trabolo – amore

Durante la funzione domenicale un quintetto d’archi si esibiva in segno di ringraziamento per l’esistenza dell’Acqua sulla Terra. Mi sedetti nelle zone centrali, in prossimità di un’anziana signora dal largo cappello di paglia. Mi salutò con un sorriso di enorme gioia. Forse per la musica, talmente soave che notavi perfettamente la propagazione radiale sulle arcate della navata centrale, ed il ritorno dopo averle toccate. Potevo distinguere le note coprire lo spazio, impregnando le molecole di colore acustico, e poi sentire-vederle giungere al mio orecchio.
Mi ammaliavo per questo, quando incominciai ad avvertire il violino spiccare sul resto del quartetto; ma non per intensità di volume né per divergenza melodica; ma come se fosse un suono che mirasse ad uno scopo oggettivo. Mentre gli altri strumenti suonavano per tutti, il violoncello sembrava suonare solo per me.
E, oramai preso e presa conferma nota su nota, mi resi conto che stavo ricevendo la più bella rivelazione d’amore della storia, dallo sfregamento di quattro corde. Lo strumento era come parlasse variando il carattere dato al suono, e, giocando con forza e dolcezza, mostrava l’intesa superiore che mi avrebbe legato per sempre alla sua padrona, mia.
Il nostro innamoramento fu un vortice di coscienza, che travolse le nostre vibrazioni. Giocando ad accordarsi, rincorrendosi tra le diverse tonalità proprie dell’incanto. Finendo insieme nel prato dell’armonia. La musa continuava a rispondere alla mia comprensione con variazioni di intensità espressiva, dando vita ad un dialogo perfetto tra il mio benessere e la musica. Il suono scavalcava i primi banchi della chiesa ed esplodeva in significato solo su di me, replicante caldo nella sua onda. Era d’estasi per tutti, ma il violoncello crittografava solo per me.

Alzai lo sguardo ubriaco di gioia, cercando per la prima volta con gli occhi l’anima comunicatrice di bellezza. Vidi l’archetto che si spostò con forza netta per l’ultima nota e questa risuonò indisturbata da altre successive. Lei alzò il capo lenta, i lunghi-lisci capelli neri si scansarono. Insieme ascoltammo fin quanto il residuo del suono si disperse nel tutto. Quando i suoi occhi trovarono i miei, era davvero poco ciò che non conoscevamo l’uno dell’altro.