Avvertenze: Nomen Omen potrebbe dirottare le sue futili ironie verso nuovi lidi incontaminati del fine a sé stesso. Questo perché, gentile lettore, ultimamente l’autore si reputa incompatibile nei tre quarti delle azioni che svolge quotidianamente, colazione compresa. Figuriamoci scrivendo. Il senso di responsabilità, soprattutto se proporzionato alla massa totale dell’individuo, crea nell’autore un’alta densità di titubanze e di riflessioni che necessita almeno un altro numero della rubrica per essere dipanata.
Resta certo che è parte fondante della mission della rubrica non perdere di vista gli scenari italici e provare a contestualizzarli nel nostro castelbuonesimo.
Pertanto, con questa chiave - che risulta spesso un po’ dissacrante - affrontiamo il primo tema d’attualità.

L’abbattimento dello scalone.
Il governo Prodi è chiamato a misurarsi con una materia ardua, con uno dei punti - a ragion veduta - tra i più delicati del programma dell’Unione: l’abbattimento dello scalone. Come ogni castelbuonese sa, dicesi “abbattiri u scaluni” - o, più spesso, “rompiri u scaluni” - quando un ragazzo esordisce con ufficialità da bravo fidanzato in casa dei futuri suoceri. Il problema è sempre così attuale anche in virtù dell’innegabile innalzamento dell’età media. I sindacati continuano nell’annosa opera di mediazione col governo, al fine di ammorbidire ogni spigolatura nel cammino. Idem i marmisti. L’accordo sembra finalmente alla portata: lo scalone verrebbe abbattuto entro un’età ragionevole (pena il dover ricorrere a forme disconosciute dalla morale quali la “fuitina”), ma si reintroduce l’obbligo dell’abito scuro e dei confetti verdi.