Daniel Pennac ci insegna che il verbo “leggere” non sopporta l’imperativo. Neppure il verbo “amare”. “Votare” sì, nei manifesti e nei santini va coniugato così. Oppure - peggio - ma succedeva maggiormente in passato: “scrivi!”, non mi importa se hai coscienza dell’atto, l’importante è che “scrivi” il mio cognome.

L’imperativo. Comincio a sentirne il clima; e comincio a soffrirlo. Il reality volge al termine e le nominations sono sempre più impietose: ogni personaggio agonizzante, prima di essere tirato fuori del tutto, scalcia alla cieca senza ritegno, nel disperato tentativo di acchiappare qualcuno rimasto e lasciare una minima traccia, fosse anche un livido, a chi prosegue il percorso. Mi aspetto tanto dalle primarie del centro destra, mi aspetto sorprese, anche se a mio avviso la partita è apertissima per tutti e tre.

Li vedete qui fieri, in cerca della Vostra fiducia: “Perchè aspettare? Castelbuono che cresce con il Tuo Sindaco“. Li cito d’un [...]

Tratto dall´ articolo di Redazione and plugin by Elliott Back