Una nota pubblicità dell’Enel - qualche anno fa - ci suggeriva di chiederci cosa ci sia dietro al “click” di un interruttore, dietro l’erogazione dell’energia - bene primario - di cui disponiamo. Oggi sembra - scusate la cruda generalizzazione - che dietro si celi soprattutto l’alta redditività dell’investimento. Mi spiego. In questi tempi prolifera spasmodicamente in Sicilia il finanziamento e la progettazione di nuove centrali eoliche.
Mentre, da destra a manca, esperti ambientali, Wwf e persino dal Grtn (l’ex gestore della rete di trasmissione nazionale) arrivano dichiarazioni di allarme circa l’opportunità della scelta regionale, di fronte all’incapacità della rete ad assorbirla e al paradosso di una produzione superiore ai consumi. Ma il business dilaga: perchè basta impiantare una wind farm in un sito ventoso e l’investimento si ripaga in tre anni; in più vi sono i “certificati verdi”, che le aziende produttrici vendono e che le aziende produttrici di energia tradizionale sono obbligate per legge ad acquistare. Oltre al probabile finanziamento regionale. Insomma, aprire una centrale eolica conviene davvero. E difatti succede un po’ ovunque, anche nelle aree Sic (siti di importanza comunitaria) come Monte Zimmara a Gangi, dove L’Erga del gruppo Enel ha impiantato 38 turbine. Chiaramente la valutazione di incidenza ambientale della Regione è partita solo dopo la realizzazione dell’impianto, come un proverbiale (tardivo) Don Chisciotte contro i mulini a vento.