Sono oramai lontani gli anni dei grandi concerti con i “big” della canzone italiana (De Gregori, Vecchioni, Nomadi ecc.) allo stadio comunale. L’epoca delle “vacche grasse” destinate al capitolo turismo, quando le estati castelbuonesi offrivano persino più di un appuntamento per sera.
In quegli anni Castelbuono ostentava con orgoglio - nelle locandine degli eventi e nel programma delle manifestazioni - l’altisonante epiteto “Città della musica” fregiandosi di una qualche (discutibile) vocazione in materia o, quantomeno, manifestando una chiara dichiarazione d’intenti. Ho sempre pensato che, se non sostenuta con adeguata forza e competenza, tale “specializzazione turistica” risultava piuttosto esosa e sicuramente poco originale. L’investimento, come dire, non valeva “la candela”: il caché dei grandi cantautori non teme confronto con il pubblico pagante reperibile nei dintorni. E, sinceramente, neppure il ritorno d’immagine è granché apprezzabile se l’offerta artistica si riduce unicamente all’esibizione musicale dell’artista, decontestualizzata da un legame con le tradizioni, le vocazioni e la cornice che il territorio offre. In quegli anni però, “Città della musica” lo si leggeva anche nei manifesti delle rassegne allora minori: i nascenti festival Ypsigrock e Castelbuono Jazz Festival. L’impostazione di questi, differente per forma e sostanza, mirava a costruire innanzitutto l’evento, il “contenitore” dei concerti e, in quanto festival di genere, a rivolgersi ad una più chiara nicchia di pubblico e puntare, tramite la regolare periodicità , ad ottimizzare negli anni la popolarità della manifestazione stessa, quasi a prescindere dall’interprete di turno.
E difatti col passare degli anni le due rassegne hanno acquisito quella “maturità ” necessaria per divenire un appuntamento noto ed apprezzato dai rispettivi pubblici. Da un lato l’Ypsigrock, di matrice giovanile anche nell’organizzazione, è riuscito ad espandere la propria notorietà oltre i confini regionali e a veicolare quindi, neanche tanto indirettamente, le peculiarità di Castelbuono ad un “target” altrimenti davvero difficile da raggiungere. Sperare in una massiccia frequentazione del paese da parte di giovani è solitamente una vera e propria chimera. Dall’altro lato il Castelbuono Jazz Festival che, più supportato da enti pubblici provinciali e regionali, con la qualità degli artisti abbinata alla cornice che i nostri scenari sanno offrire, ha allietato le serate di un pubblico più maturo e, molto probabilmente, più nella condizione di spendere e apprezzare, per esempio, la nostra offerta gastronomica. Un bilancio più che positivo quindi, confermato dall’ottimo riscontro di pubblico della recente edizione: la decima per entrambe le rassegne. Una sorta di “giro di boa” che non ha deluso le aspettative dei rockers siciliani, esaltati specialmente dalla fantastica serata di chiusura dei concerti con il rock’n roll di Jon Spencer del progetto Heavy Trash. Un autentico pienone di gente ed applausi, di fuochi d’artificio e gioia condivisa, che ha generato la solita scia di apprezzamenti nei confronti della nostra comunità da parte dei numerosi avventori e campeggianti. Discorso simile vale per il Jazz Festival che, nonostante il ridimensionamento allo stanziamento promesso dagli enti sovracomunali, ha ugualmente offerto un’intera settimana di concerti, molti dei quali di prim’ordine: su tutti i prestigiosi Rava, Bosso, Zurzolo e Buzzurro ed il ritorno del giovane talento Cafiso. La “maturità ” cui mi riferivo sopra passa anche per i “corollari” che un festival è in grado di proporre, ed anche qui le due rassegne riescono, da qualche anno, a non deludere. L’Ypsigrock vanta un funzionale camping istallato nell’area attrezzata di San Focà che riscuote un consenso sempre crescente, contribuendo parecchio alla fruibilità e all’economia dell’evento. Inoltre la seconda edizione della “Retrospettiva Sys”, il concorso di cortometraggi che chiude i concerti, ha finalmente trovato una chiara dimensione qualitativa sia in termini di opere partecipanti che per contesto e abbinamento offerto.
Il jazz sta riuscendo invece ad amalgamarsi con il tessuto giovanile, con i diversi musicisti in erba che trovano spazio, seppur periferico, all’interno della settimana dei concerti. Regalando finalmente, ai numerosi talenti castelbuonesi che studiano musica durante l’anno, una vetrina prestigiosa e il fondamentale confronto con musicisti più affermati.
Anche gli assemblamenti improvvisati quest’anno, in forma di jam session post-concerto, ne sono una piacevolissima riprova.
Questa direzione intrapresa, a prescindere da eventuali mutamenti negli interpreti della politica locale, pare essere la più sana e naturale caratterizzazione per una “Castelbuono, cittadina della musica”.
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