
Una parabola discendente, l”ultima fatica letteraria di Stefano Benni. Prodiga di buoni propositi, dal solito incipit divertente - che dura metà libro - e ricca dei soliti passaggi di impressionate fantasia benniana. Un romanzo che non smentisce il solito genio di illuminata ironia e soddisfa riso e mente per talune trovate sparse. La metafora in Benni è per me l’espressione più alta dell’iperbole all’italiana, tanto che sola impreziosisce gli intrecci - non sempre notevoli - dei suoi racconti.
Anche qui la storia promette e poi delude. Chiude nel finale in quel modo che io chiamo "polverone dei personaggi", che Benni aveva già adoperato in Spiriti e, meglio, in Elianto. Ma c’è il divertimento della sua scrittura, e la potenza di un occhio raramente sagace in Italia:
"Ho guardato un’ape che si avvicinava al giglio di carta. Ci si è infilata dentro ed è uscita disgustata. Faccio miele, non giornalismo, mi ha detto ronzando."
Oppure "Lascia agli altri chiamare l’orrore con altri nomi".
6 Responses for "Margherita Dolcevita"
rivendico il diritto di noi bambine fantasiose di dare alle stelle i nomi che vogliamo.
la parabola è discendente perchè l’iperbole tocca picchi inimmaginati e la metafora sta diventando polaroid, di necessità .
ho divorato margherita in 2giorni e l’ho amato più degli altri.
un uomo di mezza età ancora in grado di transustanziarsi in una ragazzina di pochi lustri e mettersi in bocca tale e tanta (reale) miseria, senza fare retorica, non fa promesse e non ne deve mantenerne. c’è solo da augurarsi che ci regali ancora molto.
Il mitico Stefano lo ha come mission vitae regalarci ancora molto: una delle poche certezze all’interno degli scaffali della farmacia culturale italiana. Un maestro, ma proprio per questo capace di vette ancor superiori.
Ti consiglio il suo reading “Baldanders”, ad esempio - musicato dai “mostri” Damiani, Dani, Fresu, Petrin e Trovesi per “Full Color Sound”- dove trovare un Benni enorme che ambienta alcuni dei momenti più alti della sua produzione.
“Anche qui la storia promette e poi delude..”
A mio avviso, promette e poi spaventa.
E’ la sensazione che provo nel leggere gli ultimi romanzi del lupo.
Se leggi un romanzo di dieci anni fa, ridacchi di fronte a un’italietta che conosci bene e che vivi quotidianamente
Mentre se leggi un romanzo di oggi, e sai quanto quest’uomo sia capace di anticipazioni clamorose, hai paura.
L’ho provato con “achille” e l’ho provato in ultimo con “margherita”
Ci regalerà ancora molto, kanjà , te lo assicuro!!!
E ricorda di fustigarti per non aver comprato stranalandia.
Colgo l’occasione per segnalare agli affezionati che Il “lupo” sarà a Palermo nella serata del 4 Agosto, a rendere omaggio alla musicante figura di Monk.
Spalla.org esce dal web e si accomoda in prima fila.
Ciao Michè, scivo qua questo avviso anche se non è proprio attinente al 100 % con il libro sopra indicato.
Leggo da un intervento precedente di jazzluca, l’invito alla lettura di stranalandia, a tal uopo non posso esimermi dall’invitare con altrettanta solerzia (se non maggiore)alla lettura di “Flatlandia” di Edwin A. Abbott.
“Vittime, non lo siamo tutti?” Così diceva Brandon Lee ne “Il corvo”. Passami la caduta di stile, con questa citazione cinematografica magari non proprio altissima, ma 1) al cinema non mi dedico molto, per pigrizia, temo; 2) sono cresciuta con questo film e so tutte le battute a memoria. Ci sono molto affezionata. La mia formazione non ha potuto prescindere da esso.
Ad ogni modo, volevo solo introdurre il quesito su cui fa luce Margherita Dolcevita, ovvero: chi, senza ipocrisie, si può dire oggi, in occidente, svincolato dal consumismo, dalla tensione al benessere materiale e dalla brama di potere e ricchezza?
Margherita evita di omologarsi il cervello. Non cede all’anestesia dei sensi data dalla chiusura dell’individo all’interno di un universo plastificato ed effimero. Crede nel sapore reale, dato dalla percezione genuina. Un inchino a lei.
Ciò su cui punta Benni è ovviamente la denuncia ai nuovi (non)valori sociali e individuali, che caratterizzano il contesto moderno. Amaro è lo sfondo contro cui si staglia Margherita con la sua intelligenza e la sua arguzia. La ragazzina è tosta, caparbia, non si fa certo imbambolare dalle proposte allettanti ed insidiose dei nuovi vicini! E’ a tratti agghiacciante il suo disincanto che fa capolino in alcuni punti di sottile acume. In definitiva del libro in questione credo siano apprezzabili, oltre al ben delineato personaggio di Margherita, gli intenti di denuncia, oggi come oggi sempre troppo pochi in questa nostra “Bell’Italia”. Poichè spesso, fin da giovanissimi, si rischia di igienizzare i sentimenti e di ionizzare i pensieri. In fondo “fra piccole iene anche il sole sorge solo se conviene”. Quindi onore alla causa, infatti, ammesso non si scada nel moralismo fine a se stesso, i temi sono (potenzialmente) di largo respiro. Inoltre è delicato il personaggio di Angelo e la bambina di polvere poi… direi che è quasi commovente. Ma il libro si perde sul finire. La trama svanisce in modo diluito. Non si coglie. Scivola via, in modo quasi sbrigativo, senza poter essere assaporata fino in fondo. Secondo me qui Benni toppa il finale. E di conseguenza questa pecca incrina tutto il resto.
Le note dolenti dal punto di vista del contenuto saltano all’occhio proprio in vista di una conclusione di questo genere, affrettata, quasi da “imposizione esterna, causa: tempi ridotti!”. L’epilogo non vive di quella sospensione propria del mistero di certi intrecci inusuali. Al contrario, è caratterizzato da una sospensione che fa scadere gli intrecci, invece che esaltarli.
Comunque grazie per avermelo prestato. Ho fatto bene a leggerlo, per certi versi mi ci sono teneramente immedesimata!
A presto.
Ella
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